I COSTUMI TIPICI

Foto Zaira Stabile
A Vinchiaturo, gli abiti tradizionali, erano così costituiti:
Per i maschi: Pantaloni corti, sotto il ginocchio con piccolo spacco laterale per facilitare i movimenti, di panno blu tessuto in casa. Giacca di panno blu o di pannino (burdiglione di Sepino, così si chiamava il pannino perché, di solito, la valecatura veniva effettuata nelle gualchiere di Sepino), diritta – cioè senza garbo alla vita – e corta; collo alto e diritto, senza il risvolto: piccoli risvolti erano solo sui petti; due file di bottoni (quattro per parte). Panciotto, ossia il gilè, senza maniche e poco più corto della giacca, di pannino verde con piccoli risvolti solo sui petti e con due file (cinque per parte) di bottoni dorati. Calze bianche di lana o di cotone doppio, oppure uose – dal ginocchio alla scarpa – di panno blu per i mesi invernali. Scarpe di taglio piuttosto basso, di cuoio naturale scurito. Cappello di forma abbassata, o meglio, appiattito come un tegamino. Falde piuttosto larghe, con assenza di nastro di qualsiasi tipo.
Abito tradizionale
Per le donne: Gonna molto ampia di pannino blu, chiaro o scuro, oppure verde, con balza di velluto. Gonna di seta damascata, nera, per i matrimoni o le cerimonie. Grembiule di crespo di seta con taschina per fazzoletto ricamato e con finiture di merletto. Colore nero.
Corpetto con maniche staccate di pannino, nero o blu, o di seta damascata per i matrimoni o lescolla cioè il fazzoletto di seta a colori delicati che partiva, a triangolo, dalla schiena, copriva il petto e si congiungeva sul davanti della vita con spilla d’oro. La scolla aveva una vistosa frangiatura e, di solito, colori e disegni si intonavano al carnato del volto.
cerimonie. Maniche da allacciare con nastrini di seta il cui colore si intonava con la scolla cioè il fazzoletto di seta a colori delicati che partiva, a triangolo, dalla schiena, copriva il petto e si congiungeva sul davanti della vita con spilla d’oro. La scolla aveva una vistosa frangiatura e, di solito, colori e disegni si intonavano al carnato del volto.






TRADIZIONI


Il Gioco della Pezza de Casce.
Un momento del lancio della pezza. Foto Cosimo Paiano
A Vinchiaturo l’attaccamento per la tradizione popolare si riscopre in occasione del Carnevale con la rievocazione della Pezza de Cacio.
Due squadre, composte da quattro o più elementi per parte, si contendono la vincita di una pezza di formaggio. Protagonista del gioco è appunto la pezza che viene lanciata dai vari contendenti lungo un percorso quasi obbligato attraverso una parte del paese.
Regola fondamentale è che dal punto in cui, volta per volta, la pezza viene lanciata, a quello in cui si ferma, la stessa si deve vedere, altrimenti viene dichiarata cieca e di conseguenza la squadra del concorrente che ha sbagliato il tiro deve effettuare il lancio successivo dallo stesso punto in cui è avvenuto il lancio precedente, o addirittura, da un punto più lontano nel caso in cui la pezza, rotolando indietro nei tratti in salita, si sia fermata dietro il punto di lancio. Poiché il percorso presenta anche tratti in salita ed altri in discesa e vi è inoltre da attraversare, a circa metà gara, un vicolo disposto in modo tale che i lanci sono da effettuare con particolare abilità per non vederseli annullare, ne consegue che la gara stessa viene vissuta con grande fervore non solo dai concorrenti ma anche da tutti quelli che vi assistono e parteggiano rumorosamente per l’una o l’altra squadra.
È logico che la parentela o l’amicizia con un concorrente determina l’orientamento a parteggiare per una delle squadre, ma vi sono anche molti di quelli che, come suol dirsi,  tirano i piedi a tutti, cioè ad ogni lancio, a prescindere da chi lo effettua, si augurano a voce spiegata che la pezza, essendo rotonda, rotoli ancor più indietro del punto di lancio oppure diventi cieca e ciò per rendere più lunga e appassionante la gara.
In passato si giocava con pezze di formaggio paesano, prodotte dai contadini vinchiaturesi, più piccole e più tenere di quelle industriali con cui si gioca da alcuni anni.
Già dopo pochi lanci gli spigoli della pezza paesana cominciavano a sbriciolarsi ed alla confusione derivante dal tifo degli spettatori e dai litigi che avvenivano tra i giocatori, si aggiungeva quella determinata dai ragazzi che, a frotte, si tuffavano anche sulla più piccola mollica di formaggio sbriciolato.
Ciò non avviene da quando si gioca con la pezza industriale, molto più pesante e dura, ma anche più costosa e, causa la forma più regolare, prevedibile nei rotolamenti.
Negli ultimi anni, grazie all’impegno della Pro Loco, la pezza di cacio è stata allargata anche alle donne.




La Pignata
I giochi riproposti dalla Pro loco nella giornata di S. Giovanni Battista.
Foto Zaira Stabile
Il gioco delle "pignate" a Vinchiaturo si faceva soprattutto il giorno della festa di San Giovanni Battista insieme ad altri giochi tipici quali il tiro alla fune, la corsa coi sacchi, la corsa con le rane o l'albero della cuccagna.
Ma, a volte, anche durante le feste di Carnevale invece che in piazza si faceva in casa.
Possiamo definirlo un gioco di puro simbolismo erotico; infatti la rottura della pignata appesa ad una corda sospesa rappresenta l'organo sessuale femminile ed il bastone il fallo maschile del giocatore di turno che, ad occhi chiusi, deve cercare di colpire e rompere la pignata che al suo interno cela una piacevole sorpresa o acqua o cenere che si riversa sulla testa dallo sfortunato giocatore.
La rottura della pignata è l'iniziazione simbolica del giovane che entra a far parte del groppo di grandi di colui che è in grado di avere rapporti col sesso opposto, non a caso qualche tempo fa quando due giovani si sposavano era facile sentire l'indimenticabile frase di qualche buontempone: "Stasera n'ata pignata rotta!".
'L'antico gioco ci auguriamo riporti di nuovo, coi suoi semplici ritagli di un tempo andato, il gusto della tradizione e delle cose genuine per ridare alle nuove generazioni il gusto di sognare ad occhi aperti.

(A cura di Antonio Nicotera)

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