Vinchiaturo è una ridente cittadina molisana situata alle pendici dei Monti del Matese a 620 m. s.l.m.

Vinchiaturo sorge presso l’omonima sella, Il passo di Vinchiaturo, che separa l’Appennino Centrale da quello Meridionale.

Veduta di Vinchiaturo dal campanile della Chesa Madre. Foto M. Monteleone

Con una popolazione di circa 3300 abitanti, Vinchiaturo è uno dei pochi paesi molisani con un tasso demografico in costante crescita. Tale sviluppo sociale, edilizio ed economico è dovuto alla felice posizione geografica che lo colloca a ridosso di uno dei principali snodi viari della Regione e alla vicinanza con il Capoluogo regionale, Campobasso, che dista solo 12 km.

L'origine di Vinchiaturo è molto antica, come dimostrano numerosi ritrovamenti archeologici risalenti all’epoca del II secolo.

Secondo alcune interpretazioni l'origine del paese è da ritrovare nell'antica città sannita di Ruffirio, situata verosimilmente presso l’altura di Monteverde, dove si rintracciano le testimonianze le testimonianze di un'attività edilizia ed artigianale del passato.

Lo storico Dionisio colloca Ruffirio "ad orientem Boviania pudmontem vulgo viridem, quo in apuliamitur" (ad Oriente di Boiano, in quella contrada detta Monteverde, per la quale si accedeva alla Puglia).

Il paese odierno, iniziò a concretizzare la sua fisionomia di centro abitato, seguendo i canoni urbanistici ed architettonici imperanti, a far tempo certamente dal 1456 anno in cui, a causa di un devastante terremoto che causò 120 morti e la quasi totale rasa al suolo della Badia di Monteverde.

A seguito di tale episodio, i contadini e i pastori che per tanti anni avevano respirato l'aria operosa ed industre del centro benedettino, si spostarono definitivamente a valle, costruendo lì le loro dimore.

Nel secolo XI, nel periodo Longobardo, Ugo di Molisio, Conte di Boiano, donò alla Cattedrale della sua città molti feudi tra cui quello di San Pietro presso Vinchiaturo. Vinchiaturo era dunque terra di pertinenza dei Conti del Molise: ed in questa condizione si tenne durante i periodi normanno e svevo fino al 1449.

In quegli anni il paese e le sue terre furono assoggettate alla signoria dei fratelli Sanfromonte, giunti dalla Francia nella nostra nazione, alcuni secoli prima, al seguito di Carlo d'Angiò, per volontà di Alfonso I di Aragona.

Vi fu allora, una sincera amicizia tra Antonello, uno dei fratelli, e Cola di Manforte, Conte di Campobasso, col quale caldeggiò l'ascesa al trono di Napoli di Giovanni d'Angiò, che fu però sconfitto nella battaglia di Troia del 1462. Fu così che Vinchiaturo, nel 1467, fu dato in feudo ad un certo Matteo Trossa cui successero nel 1550, i Senescallo di Capua. Un membro di tale famiglia, Camillo se ne disfece per la somma di 5200 ducati.

Stemma della Famiglia Longo dei marchesi di Vinchiaturo
L'acquirente fu Federico Longo, esponente di una famiglia venuta nel Reame con i Normanni, che ebbe conferito il titolo di Marchese nel 1626 e che detenne il feudo fino all'eversione della feudalità.
È al Marchese Federico Longo che si deve la costruzione del palazzo marchesale, intorno al quale si sviluppò il paese, e del Convento di Santa Lucia, dimora dei Frati Minori Osservanti.
I Longo mantennero il titolo di Marchesi di Vinchiaturo fino alla seconda metà del XIX secolo.

La sequela di Sindaci, che proietta la vicenda del paese ai giorni nostri, iniziò dopo l'editto di Gioacchino Murat e furono gli annali del Regno di Napoli che per tutto il XVIII e XIX secolo incisero nella storia locale, segnandone la società, il costume, la politica e la cultura.

A seguito di tale episodio, i contadini e i pastori che per tanti anni avevano respirato l'aria operosa ed industre del centro benedettino, si spostarono definitivamente a valle, costruendo lì le loro dimore.

(Tratto da una ricerca di Aldo Cicchetti)

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